“Call me Ishmael. Some years ago-never mind how long precisely-having little or no money in my purse, and nothing particular to interest me on shore, I thought I would sail about a little and see the watery part of the world. It is a way I have of driving off the spleen, and regulating the circulation. Whenever I find myself growing grim about the mouth; whenever it is a damp, drizzly November in my soul; whenever I find myself involuntarily pausing before coffin warehouses, and bringing up the rear of every funeral I meet; and especially whenever my hypos get such an upper hand of me, that it requires a strong moral principle to prevent me from deliberately stepping into the street, and methodically knocking people’s hats off-then, I account it high time to get to sea as soon as I can. This in my substitute for pistol and ball. With a philosophical flourish Cato throws himself upon his sword; I quietly take to the ship. There is nothing surprising in this. If they but knew it, almost all men in their degree, some time or other, cherish very nearly the same feelings towards the ocean with me.”
Ho deciso di utilizzare uno degli incipit più coinvolgenti di sempre (che rimane tale anche nella traduzione di Cesare Pavese) per aprire una sezione del sito dedicata alle varie possibilità di manifestazione espressiva dell’esistere che mi viene da definire come “canto della balena”.
Ad alcuni benpensanti può sembrare anomalo che un sito di Chirurgia d’Urgenza tratti, tra le altre cose, anche di letteratura sia a carattere umanistico che scientifico non in linea con il canone della disciplina in oggetto, ma solo un attimo di riflessione farà comprendere a queste persone che la comunicazione in generale, e quella tecnica in particolare, non può essere fine a se stessa ma incide su un substrato composto di vari elementi e, tra questi , il piano emotivo è uno dei fondamentali, forse il più trascurato.
Ho visto nel corso degli anni nei nostri ambienti, nei rapporti interpersonali, attraverso gli studenti, i miei tutorati e tra colleghi, che il generare interesse verso elementi culturali diversi ma che sono parte della realtà che viviamo e alcune volte subiamo, anche se la “Professionalità” intesa come ambizione personale di alcuni porta gli stessi a ignorare argomenti diversi, perché ritenuti inutili se non corruttori di certi “ferrei principi accademico-comportamentali”, stimola e promuove invece l’apprendimento e l’approfondimento spontaneo delle cause e degli effetti di determinati fenomeni che oltre a un livello fisico-corporeo possono avere una percezione e un metabolismo mentali.
Oggi si tende da un punto di vista economico, che è diventato indispensabile come bisogno fondamentale in qualunque forma di attività umana, alla globalizzazione; mentre sul piano del sapere, che è il vero stato di necessità per una crescita critica della persona, sapere che ha una ricaduta pratica sul nostro vivere e non è mai stato culturismo da propaganda mediatica, la settorializzazione della conoscenza e la specializzazione anche estremizzata hanno preso il sopravvento adducendo delle motivazioni procedurali e finalistiche.
Ma se guardiamo costantemente e incessantemente solo la cellula perdiamo di vista la prospettiva di questa complessità organica e psichica. Questo soddisfa le nostre esigenze di esseri umani? Appaga la nostra voglia di emergere per staccarci da fondali intellettuali che ci condizionano?
Io non credo, e non penso sia giusto esplorare questa vita con un punto di vista monotematic0. Sono un ricercatore, un chirurgo d’urgenza e un docente che ha il dovere e la fortuna di trasmettere le sue conoscenze ed esperienze a chi seguirà e anche per questo ritengo legge fondamentale ciò che ha affermato Louis Pasteur: la chance ne sourit qu’aux esprits bien préparés, il resto è solo un ricalcare per interesse le orme altrui, una scelta d’attesa in posizione orizzontale per lasciarsi vivere.





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